Come è noto, solo un esile filo lega la liuteria classica del Sei - Settecento alle scuole regionali che hanno contribuito a formare la ricchezza del secolo appena trascorso; il patrimonio di esperienze e di conoscenza dal quale oggi attingono i liutai contemporanei è dunque frutto di una lunga opera di ricostruzione compiuta dalle generazioni passate.

L'Emilia Romagna è di certo, insieme alla vicina Lombardia, la regione in cui il riavvicinamento ad una concezione e ad un gusto classico in liuteria prese la forma di un vero e proprio rinascimento della professione: il terreno perduto non fu riguadagnato solo sul piano della tecnica e dei metodi di lavorazione, ma si dimostrò anche che era di nuovo possibile raggiungere l'armonia e l'immediato calore della liuteria del passato.

Nella nostra regione operarono due tradizioni che, pur interagendo fra loro, rimangono tuttora abbastanza distinguibili. A Bologna Raffaele Fiorini diede vita ad una scuola originale sia per quanto riguarda le metodologie costruttive che negli esiti stilistici; i rappresentanti ed i continuatori più importanti di questa tradizione furono i Carletti, i Pollastri, Monterumici, Cesare Candi, Otello Bignami. Il figlio di Raffaele Fiorini, Giuseppe, fu l'iniziatore invece di una tendenza distinta, che mirò soprattutto al recupero dei metodi della liuteria classica, e di cui diventarono eredi Ansaldo Poggi, Simone Ferdinando Sacconi e Giancarlo Guicciardi.

A Parma la tradizione novecentesca iniziò invece con Gaetano Sgarabotto, che aveva ricevuto la sua formazione di liutaio nel laboratorio dei Bisiach, ed è perciò riconducibile ad ascendenze Milanesi. Come sappiamo, dopo la morte degli ultimi grandi Maestri cremonesi intorno alla metà del Settecento, nella città lombarda restavano solo i Ceruti ad impedire che i fasti delle epoche passate si estinguessero completamente. Toccò invece agli Antoniazzi il compito di trasferire le poche conoscenze che si erano salvate dall'oblio da Cremona a Milano. Ma l'evento più importante per la rinascita della liuteria lombarda fu di certo l'incontro fra Riccardo Antoniazzi e Leandro Bisiach; quest'ultimo, grazie al suo talento, al suo gusto ed alle sue capacità imprenditoriali, riuscì a fondare, a fine '800, una bottega che si guadagnò poi fama internazionale. Bisiach fu una figura di spicco del commercio antiquario, ma soprattutto ebbe il merito di allevare una generazione di grandissimi liutai, fra i quali ricordiamo ad esempio Sderci, Borghi, Ornati e Garimberti.

Gaetano Sgarabotto, altro allievo di Leandro Bisiach, era nato nel 1878, a Vicenza. Già in giovanissima età aveva dimostrato un precoce talento per la liuteria. Dopo l'esperienza milanese, nel 1926, Gaetano si trasferì a Parma e due anni più tardi gli venne affidato l'incarico di dirigere la Scuola di liuteria che si era voluta annettere al Conservatorio di musica. L'esperienza della scuola si concluse dopo nove anni, nel 1937, ma nel frattempo si contraddistinse per la qualità dell'insegnamento impartito, fattore questo che si ravvisa facilmente se si considera che liutai della levatura di Sesto Rocchi, Raffaele Vaccari, oltre naturalmente al figlio di Gaetano, Pietro, ne furono allievi. Gaetano fu un lavoratore assai prolifico ed eclettico, che creò strumenti ispirandosi agli autori più diversi, anche antichizzati o a copia degli antichi; in mezzo a questa varietà di stile, riveste particolare interesse rilevare la sua predilezione per i modelli degli Amati, nonché l'uso piuttosto frequente di forme di Giovan Battista Guadagnini. Dopo la chiusura della scuola, Gaetano visse a Parma per lunghi periodi fino alla sua morte, nel 1959: dal 1942 al 1948 ed ancora a partire dal 1957. Anche il già ricordato Pietro Sgarabotto, che fu oltretutto valente musicista, visse e lavorò lungamente a Parma prima di essere chiamato come maestro alla scuola di Cremona.

Per quasi mezzo secolo, l'opportunità di ricollegarsi all'esperienza di quella che era stata la prima scuola di liuteria pubblica in Italia non si ripresentò. Ma evidentemente il ricordo di quella tradizione non si era spento completamente, se, nel 1975, la Scuola di Liuteria poté riprendere il suo posto all'interno del Conservatorio sotto la direzione di Renato Scrollavezza.


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