Se la figura di spicco del settecento parmense fu senz'altro Giovan Battista Guadagnini, nel secolo successivo il personaggio a cui è necessario fare riferimento non fu liutaio ma collezionista ed appassionato di strumenti, nonché colui che viene ricordato come il più grande violinista di tutti i tempi: Nicolò Paganini (Genova 1782 - Nizza 1840).

Paganini arrivò a Parma quando, nel 1795, era ancora adolescente. Avendo già dimostrato a Genova il suo incredibile talento, Nicolò fu mandato a perfezionarsi in un ambiente che avrebbe potuto fornirgli gli stimoli giusti per affermarsi. Parma era infatti già dal settecento una delle realtà culturali più importanti del Paese, che si poteva far vanto, oltre che di un'intensa attività in campo operistico, anche di una fiorente tradizione di musica strumentale, caratteristica questa estremamente rara nell'Italia dell'epoca.

All'arrivo di Paganini le due figure più rappresentative di tale tradizione erano Alessandro Rolla e Ferdinando Paer, maestro di cappella del Ducato. Il Rolla era invece un virtuoso di viola e violino, nonché direttore dell'orchestra di corte; Paganini, nonostante Rolla fosse uno dei più importanti custodi della tradizione strumentale italiana, non necessitò a lungo degli insegnamenti del Maestro, che lo raccomandò ben presto a Gasparo Ghiretti, da cui il giovane Nicolò prese lezioni di armonia e contrappunto. Assai curiosamente Alessandro Rolla, dopo il suo trasferimento al Conservatorio di Milano, ebbe in sorte di entrare a far parte della commissione giudicatrice che avrebbe respinto all'esame di ammissione la candidatura di un altro illustre parmense, Giuseppe Verdi.

Paganini durante il suo soggiorno a Parma non solo completò la sua formazione, ma si guadagnò anche la benevolenza dell'aristocrazia cittadina ed un violino di Guarneri del Gesù; la tradizione vuole infatti che in occasione di un suo concerto, un nobile della città offrisse a Nicolò lo strumento dopo che egli stupì i presenti eseguendo a prima vista un concerto con orchestra.
Il successo che Paganini si guadagnò in Italia e sui palchi di mezza Europa portarono il nostro a rimanere lontano da Parma per un lungo periodo. Ma Paganini doveva essere rimasto in qualche modo legato alla città ducale se nel 1834 egli acquistò una villa nelle sue immediate vicinanze, a Gajone, villa dove egli trascorse lunghi periodi fino alla morte. Virtuoso trasformato in leggenda dalle fantasia del pubblico, Paganini ricevette al suo ritorno un'accoglienza trionfale, sia a Genova, sua città natale, che a Parma. La duchessa Maria Luigia fece tenere al violinista numerosi concerti e dopo breve tempo lo nominò membro della commissione dell'Orchestra e dei Teatri di Corte.
Tornato nuovamente in Francia durante gli ultimi anni della sua vita, Paganini morì nel 1840. Lunghe vicissitudini - dovute ad accuse di satanismo ed empietà avvallate dalle gerarchie ecclesiastiche - impedirono la sepoltura del corpo del musicista per decenni. Solo nel 1876 la salma fu deposta nella sua attuale collocazione nel cimitero di Parma.

In vita il carattere di Paganini si era contraddistinto per una strana mescolanza di smania affaristica e di impeti di generosità, come nel caso della donazione di un'ingente somma di denaro al compositore Berlioz. L'attitudine per gli affari si era invece espressa invece nella compravendita di strumenti musicali, che Paganini praticò per lungo tempo ed appassionatamente. Grazie al carisma della sua figura, a Parma sono rintracciabili segni di un dinamismo che dalla liuteria ormai si andava riversando sul commercio e l'antiquariato. Interessanti sono ad esempio i contatti che Paganini intrattenne con Vincenzo Merighi (1795-1849) , discendente da una famiglia di liutai parmensi, valente violoncellista ed esperto di strumenti: Merighi procurò all'illustre collega numerosi violini di pregio, fra cui anche un Giovan Battista Guadagnini. Una seconda figura che senz'altro deve avere subito l'influenza di Nicolò Paganini fu Antonio Gibertini (Parma 1797 - Genova 1866), liutaio molto apprezzato che si ispirò in modo particolare agli strumenti di Guarneri del Gesù e si trasferì poi a Genova.
A prescindere dall'importanza del virtuoso genovese, a Parma operarono nel corso dell'ottocento alcuni altri liutai degni di nota. Fra questi ricordiamo Alessandro Mantovani, forse proveniente dalla scuola piemontese dei Rocca ed attivo verso la metà del secolo; il suo allievo Antonio Garsi; Ferdinando e Giovanni Leoni e Giuseppe Tarasconi, che si trasferì poi a Milano.


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