La realtà culturale dell'Italia dell'età moderna si è sempre contraddistinta per l'estrema ricchezza e varietà delle sue manifestazioni. La presenza di numerosi piccoli Stati indipendenti, insieme al mecenatismo ed alla brama di prestigio delle varie corti, ci hanno regalato espressioni artistiche originali e fortemente caratterizzate rispetto alla loro origine.

Naturalmente anche la storia della liuteria gode degli effetti positivi di questa impronta culturale generale. Parma, che si trova a circa sessanta chilometri a sud di Cremona ed a poco più di cento da Milano, è stata, sin dagli esordi cinquecenteschi della liuteria, uno dei centri più vitali dell'Italia settentrionale.

Frammentari resoconti ci parlano ad esempio di Giovanni Maria del Bussetto che operò nel cinquecento o forse già nel secolo successivo, ed il cui stile si ricollega al lavoro degli Amati, e di Ottavio Smidt, liutaio proveniente dalla Germania che si dedicò specialmente alla costruzione di strumenti a pizzico; alla fine del '600 fu poi attivo Domenico Galli, eclettico artista autore, per conto del Ducato Estense, dei due strumenti riccamente decorati ancora oggi conservati a Modena.

All'inizio del Settecento, quando la liuteria cremonese era al suo apice, furono attivi a Parma una serie di costruttori oggi molto apprezzati. Fra loro ricordiamo: Andrea Borelli (1703-1761) a cui succedette il figlio Antonio, Carlo Broschi, che operò nella prima metà del secolo, ed Andrea Gisalberti, presso il quale, secondo il Vannes, Giuseppe Guarneri del Gesù lavorò come apprendista.
Gisalberti era prossimo alla fine della sua carriera quando, nel 1758, Giovanni Battista Guadagnini arrivò a Parma. Guadagnini (Bilegno 1711- Torino 1786) era originario delle colline piacentine, allora facenti parte del Ducato di cui Parma era capitale.
Tradizionalmente si riteneva che Giovanni Battista fosse stato avviato alla professione dal padre Lorenzo; di recente però studi più approfonditi hanno messo in dubbio il fatto che quest'ultimo avesse mai esercitato l'attività di liutaio. Non siamo pertanto in grado di dire, allo stato, in quale contesto Giovan Battista abbia ricevuto la sua formazione. Sicuramente egli abitò prima a Piacenza, poi a Milano e, dopo un breve soggiorno a Cremona, si trasferì a Parma. I motivi dei continui spostamenti di questo grande liutaio sono senz'altro riconducibili all'esigenza di trovare l'ambiente più propizio in cui esercitare la propria attività, e da questo punto di vista Parma offriva, a metà del XVIII° secolo, molte opportunità.

In quel momento infatti Parma era governata da Felipe di Borbone, che, insieme al primo ministro Du Tillot, ambiva a trasformare la città ducale in una piccola capitale europea. Felipe era sovrano colto, amante delle arti ed in particolar modo della musica. Parma diventò dunque uno dei centri musicalmente più attivi della penisola, e l'orchestra istituita a corte richiamò alcuni fra i più valenti musicisti italiani ed europei; fra questi giunse anche il violoncellista Carlo Ferrari, amico di Guadagnini sin dai tempi di Piacenza e Milano. Il liutaio, intuita l'opportunità che gli si presentava, seguì Ferrari e fu presto contattato dalla corte per svolgere le mansioni necessarie all'attività dell'orchestra, con riparazioni di varia natura ma anche tramite commissioni di strumenti nuovi.

L'opera di Guadagnini dovette essere assai apprezzata, dato che dal 1765 il Ducato iniziò a corrispondergli una pensione per il lavoro che svolgeva. Nel frattempo però la morte del Duca Felipe, e la progressiva perdita di influenza del Du Tillot, provocarono un peggioramento delle condizioni economiche della corte borbonica.

Il richiamo che Parma esercitava in precedenza nei confronti dei musicisti iniziava a scemare, e Guadagnini evidentemente entrò in apprensione per la sorte della sua numerosa famiglia, e chiese il permesso di trasferirsi a Torino. Du Tillot accordò al liutaio, con uno dei suoi ultimi provvedimenti da ministro, una somma di denaro per affrontare il trasferimento, e nel 1771 Guadagnini partì per Torino, centro attivo per la presenza di Viotti e Pugnani.


Da quel momento l'influenza della famiglia Guadagnini sull'evoluzione della liuteria fu sensibile specialmente in ambito piemontese, dove i discendenti di Giovan Battista continuarono a esercitare la professione. Nei territori di Parma e Piacenza le figure in qualche misura ricollegabili si identificano in Gaspare Lorenzini (Piacenza 1724-1821) e nel parmense Felix Mori Costa, i cui strumenti sono tuttora apprezzati.

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