Dopo i sette anni di lavoro da autodidatta, Renato Scrollavezza arrivò a Cremona nel 1951. Negli anni del dopoguerra la città lombarda rimaneva relegata ai margini del mondo della liuteria, nonostante l'impegno profuso dal regime di Mussolini affinché la città potesse ritornare ai fasti del passato. Il panorama musicale italiano permaneva in uno stato di crisi che si trascinava ormai da decenni e la Scuola di Liuteria era frequentata da un esiguo numero di allievi, fra i quali solo pochissimi riuscirono ad intraprendere la carriera di liutaio. Il maestro ungherese Peter Tatar, che era stato chiamato come insegnante immediatamente dopo essersi diplomato, non poté dunque fornire a Scrollavezza le conoscenze e i mezzi tecnici di cui egli necessitava.
Dopo il diploma quindi Scrollavezza dovette rimettere in discussione tutto ciò che aveva fino ad allora appreso, a cominciare dal sistema costruttivo. Dopo essere stato abituato a Cremona ad utilizzare una forma esterna, Scrollavezza si riavvicinò a quella classica interna, che a Parma veniva già impiegata dagli Sgarabotto e con la quale egli aveva costruito i suoi primi strumenti. Il maestro si accorse infatti che l'antico sistema cremonese si caratterizzava per un approccio più intuitivo, che permetteva al liutaio di imprimere in modo naturale un carattere di unicità a ciascun strumento. Da qui Scrollavezza sviluppò dunque un metodo personale con una lunga e faticosa opera di sperimentazione ed affinamento, che si è tradotta in una affascinante varietà della sua produzione complessiva. Questo fascino si esprime particolarmente negli strumenti degli anni sessanta, spontanei, vigorosi ed impreziositi da una vernice calda e morbida.
Di norma il maestro comincia la costruzione di uno strumento scolpendo la testa, e le conferisce il carattere a cui desidera improntare il resto della lavorazione; da questo momento in poi il lavoro prosegue cercando di dare una forte connotazione di unicità allo strumento, non ripetendo mai dunque gli stessi gesti in maniera meccanica, ma sperimentando e ricercando soluzioni nuove. È in questa attitudine che trova giustificazione l'abitudine di Scrollavezza di attribuire un nome a ciascun strumento, così come facevano già gli Sgarabotto.
Dal punto di vista tecnico il sistema impiegato da Scrollavezza si contraddistingue, oltre che per il già citato uso della forma interna, per l'abitudine di filettare, sgusciare ed arrotondare il bordo a cassa aperta, in modo da raggiungere facilmente una caratteristica morbidezza di lavorazione. Per la costruzione interna si impiega solitamente salice e le controfasce vengono inserite negli zocchetti tramite un piccolo incastro a cuneo. Scrollavezza, come in precedenza Guadagnini e Sgarabotto, ama usare legni particolari per la costruzione dello strumento, specialmente acero nostrano (oppio). Le bombature dello strumento sono piuttosto piene, ma scendono dolcemente fino ad una sguscia non troppo scavata, in modo da non rompere repentinamente la fibra del legno. Per la montatura Scrollavezza predilige materiali non troppo rigidi: pero o acero per le cordiere ed acero non durissimo per i ponticelli, in modo da esaltare la dolcezza tanto nei registri acuti quanto in quelli gravi.
Scrollavezza tende a sottolineare, nei suoi ricordi, come il metodo ed il gusto acquisiti siano in gran parte dovuti allo studio della liuteria classica e ad esperienze personali. Ciononostante alcune particolarità sono riconducibili a contatti che il maestro ebbe la fortuna di intrattenere con grandi liutai di inizio Novecento, in gran parte provenienti dalla scuola Milanese dei Bisiach. La vicinanza degli Sgarabotto era naturalmente sfociata in un rapporto cordiale, ma Scrollavezza fu di certo più influenzato dal lavoro di Ornati e di Garimberti, da cui si recava periodicamente in visita. Della scuola milanese sono tuttora riconoscibili alcune scelte estetiche, come la predilezione per i modelli degli Amati e per i primi Stradivari, e la ricerca di un impatto dolce e armonioso dello strumento, raggiunto tramite l'ammorbidimento di linee e particolari.
Sono queste le particolarità che Scrollavezza, senza mai fare mistero di alcuna esperienza acquisita nel corso del tempo, ha condiviso con i suoi allievi. Naturalmente ognuno ha interpretato, secondo il gusto e le convinzioni individuali, gli insegnamenti del maestro. Ma l'immediato entusiasmo che ha suscitato l'idea di creare questa Associazione di allievi testimonia come la maggior parte di noi si senta tuttora legato alla tradizione da cui proviene.

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